La
donna ecuadoriana, l’uomo che viene dal piccolo paese andino, sanno
che non possono contare che sulle proprie braccia e che i passi
devono essere fatti ogni giorno secondo le corte gambe di un povero
che cammina per il mondo. Il resto, o è favola o è
inganno! Tutto! Nessuno ti regala niente in migrazione. Devi sudarti
tutto a poco, a poco.
Quanto è importante che questa consapevolezza si trasmetta
alle seconde generazioni! Ma è difficile! Difficile soprattutto
quando si viene di colpo sbattuti in una società dove il
‘far fortuna’, il ‘tutto è subito’, l’‘apparire grande’ è
la norma di ogni comportamento. Il migrante si sente piccolo, piccolo.
La tentazione della scorciatoia diventa regola di comportamento.
Per questo è bello vedere la mamma e il papà che portano
il loro ‘gioiello’ là dove la comunità si riunisce:
con orgoglio e con gioia! ....
*
Responsabile della Pastorale migranti
Dalla
postfazione
di
Vittorio Rizzi*
Piccoli
eserciti di giovanissimi sudamericani cercano nelle bande un’identità
collettiva che li riscatti dalla loro storia di immigrati, da quell’esodo
dalla terra d’origine, l’Ecuador, troppo lontana per essere vissuta
e ancora troppo dentro le loro vite per essere dimenticata.
Una vera diaspora per il Paese, terra d’origine dei Re latini, i
Latin Kings, abbandonata da emigranti partiti in direzione degli
Stati Uniti e poi dirottati verso il Nord della Spagna ed oggi in
Italia, con una presenza concentrata principalmente tra Genova,
Milano, e Roma.
Da
qualche anno in queste città, sui muri di alcuni quartieri
o all’ingresso della metropolitana sono apparsi graffiti raffiguranti
corone o dita di una mano piegate in modo da formare oscuri simboli
e le cronache hanno cominciato a raccontare di risse e duelli tra
giovani sudamericani, a volte sfociati in efferati omicidi....
*
Primo dirigente di Polizia, dirigente della squadra mobile di Roma